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Click Baiting: Cos’è E Come Riconoscerlo

Click baiting: cos’è e come riconoscerlo

Il click baiting non è un fenomeno particolarmente recente. E allora perché ultimamente se ne sente così tanto parlare?

Il click baiting, concetto piuttosto infimo inerente l’ambito pubblicitario, ultimamente si accoppia a un’altra tendenza in crescita: quella delle bufale. Ma facciamo un po’ di ordine.

CLICK BAITING: COS’È

I “click baiting” (letteralmente “esche da click”) sono contenuti studiati appositamente per attirare click. Ma perché c’è bisogno di attirare click? La risposta è molto semplice: per portare visitatori sul sito e generare introiti pubblicitari.

CLICK BAITING: DOVE SI TROVA

Il regno del click baiting è il social networking, Facebook in particolare: è lì che le notizie corrono, dilagano, passano i confini nazionali e diventano virali proprio grazie alle condivisioni, ai like, ai commenti (o agli insulti) da parte dei contatti in comune. Ed è lì che le notizia scandalistiche e – ahimè – le bufale hanno la strada spianata.

CLICK BAITING: COME RICONOSCERLO

Forse un po’ di esperienza ve la siete fatta e siete diventati bravissimi nel riconoscere un’esca da click. Ma non tutti hanno ancora acquisito questa scaltrezza.

Riconoscere un click baiting è piuttosto facile:

  1. Verifica dell’autorevolezza del profilo / pagina: ci sono alcune pagine – calderoni che fanno spesso click baiting. All’inizio vi iscrivete perché ogni tanto pubblicano qualcosa di divertente e interessante, ma con il passare dei giorni iniziate a leggere troppe notizie false e puramente scandalistiche. E allora capite che di quella pagina non vi potete fidare;
  2. Titoli e incipit estremamente scandalistici e sensazionali: click baiting è un post su Facebook con un titolo e una descrizione breve sulla falsa riga di “Attenzione! Incredibile notizia sul viptaldeitali! Cliccate per saperne di più!”… e lo stimolo al click è presto dato;
  3. Titoli e incipit clamorosi su temi sensibili: politica, religione, integrazione, immigrazione sono temi spesso usati per generare click. Fino a che punto contengano notizie vere e fondate è tutto da verificare.

A volte i click baiting sono un po’ più meschini: meno scandalistici e dunque meno evidenti, lasciano in sospeso il titolo e generano curiosità. Ma è vero, avete ragione, non è facile riconoscerli.

CLICK BAITING: COME VERIFICARLO

Nel dubbio suggerisco di fare sempre riferimento ai canali di informazione ufficiali, tralasciando la questione dell’eventuale faziosità: Il Corriere della Sera e l’Ansa sono due testate / agenzie secondo me molto valide in questo senso.

CLICK BAITING: E LE BUFALE?

All’inizio del post ho accennato alla questione delle bufale. Tutti noi leggiamo quasi quotidianamente bufale: una volta giravano molto via e-mail, mentre ora il terreno preferito è sempre quello dei social network.

Click baiting e bufale stanno unendo le proprie forze: titoli eccessivamente scandalistici rimandano a notizie assolutamente false, che vengono lette e condivise generando traffico e guadagni pubblicitari alla testata che le pubblica.

Detto con parole cruente, sì: siamo pesci che abboccano all’amo e fanno lievitare le tasche del pescatore subdolo.

CLICK BAITING: MA FACEBOOK STA A GUARDARE?

Assolutamente no: Facebook, al pari di Google, ha deciso di bloccare l’uso della piattaforma pubblicitaria (Facebook Ads) ai siti che fanno della disinformazione il proprio core business.

Anche noi utenti possiamo dare il nostro contributo e segnalare a Facebook le bufale: se troviamo nella nostra bacheca una notizia falsa, clicchiamo sul segno in alto a destra del post –> “Segnala post” –> “Ritengo che non dovrebbe essere su Facebook” –> “Si tratta di una notizia falsa“. E poi Facebook compirà le dovute analisi.

CLICK BAITING: QUANTI INTROITI PUBBLICITARI GENERA?

Con questa domanda rischio di addentrarmi in un ambito piuttosto tecnico e specifico, che è poi il mio “vecchio” settore professionale.

Cliccando su un articolo che fa click baiting, si aumenta il conteggio delle impressions di un banner o di un formato pubblicitario più impattante (ad esempio, un pop up, un video che si carica nel footer etc), ovvero il numero di volte che l’adv è stato mostrato agli utenti: ma questo è davvero ciò che conta per gli inserzionisti?

Un alto numero di impressions da solo non genera contentezza: il cliente di solito desidera avere interazioni, come i click sul banner o sul video pubblicitario. Un’azione di aumento di impressions fine a sé stesso lascia il tempo che trova: la gente è più infastidita che contenta del banner, e salvo posizioni ingannevoli difficilmente ci cliccherà sopra. Il risultato è che il cliente inserzionista potrebbe trovarsi di fronte a migliaia di impressions e pochissimi click, e quindi pochissime visite della propria landing page. Ma è questo che si aspetta? Non credo.

Dunque che futuro ha il click baiting? Ci sarà presto un’inversione di rotta a partire dai social network, verso un tipo di pubblicità più mirata e intelligente?

(Questa tematica meriterebbe una trattazione a sé, trattandosi di un argomento estremamente complesso. Mi scuso con gli addetti al settore per l’eccessiva semplificazione).

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