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Regime Forfettario: La Scelta Giusta Per Liberi Professionisti?

Regime forfettario: la scelta giusta per liberi professionisti?

Questo è un guest post scritto da Stefania Sibilio di Fiscozen. Ringrazio il portale di aver scelto il mio blog per parlare del regime forfettario, tema molto interessante per liberi professionisti in ambito marketing, come me.

Buona lettura!


È attivo dal 2016 un nuovo regime fiscale agevolato: il regime forfettario. Oggi parliamo delle sue principali caratteristiche, dei requisiti d’accesso e di come aprire partita IVA nel regime forfettario analizzando principali costi da sostenere per i liberi professionisti.

Aprire partita IVA per liberi professionisti

Esistono due tipologie di categorie lavorative: i liberi professionisti e le ditte individuali. Questa classificazione tra i lavori autonomi implica diversi costi di apertura della partita IVA, oltre che una sostanziale differenza nelle cassa previdenziale di riferimento.

Se infatti per i liberi professionisti aprire partita IVA è completamente gratuito, per le ditte individuali invece no, perché si dovranno pagare bolli e diritti Camerali per un totale di circa 100€, in base alla regione di appartenenza.

Il regime fiscale: come individuare quello giusto?

Aprire partita IVA significa scegliere il giusto regime fiscale da adottare per la propria attività. In Italia esistono tre regimi fiscali: ordinario, semplificato e il regime forfettario. Parliamo di quest’ultimo, che è il regime fiscale agevolato che lo Stato ha introdotto nel 2016 per agevolare la piccola imprenditoria.

Soprattutto adatto ai liberi professionisti che spesso hanno avuto difficoltà nella gestione del peso fiscale dei regimi ordinari, per questo lo Stato ha deciso di offrire loro un regime con una sola imposta e con delle notevoli semplificazioni sugli adempimenti fiscali.

Come fare a capire se questo regime fiscale è adatto alla tua attività? Chiedi una consulenza gratuita a Fiscozen, che saprà indicarti come aprire partita IVA e quale regime fiscale scegliere!

Il regime forfettario: la scelta del liberi professionista

Così come è stato configurato, il regime forfettario è davvero conveniente se consideriamo che ha una sola imposta, quella sostitutiva, pari al 5% nei primi cinque anni e al 15% negli anni successivi. Questa differenza è dovuta al fatto che lo Stato si è reso conto della difficoltà delle aziende soprattutto nei primi anni di attività, le cosiddette “startup”.

Imposta sostitutiva e altre semplificazioni fiscali differenziano il regime forfettario da altri tipi di inquadramento.  Ad esempio nel nuovo regime forfettario non avrai la rivalsa IVA e non dovrai portare tutte le fatture per i tuoi acquisti, gli scontrini e le ricevute. Altra semplificazione è che a fine anno non avrai da dichiarare deduzioni di spesa per la tua attività, come per la rivalsa IVA. Quindi elimini il problema di conservare tutte le fatture. Inoltre solo nel regime forfettario lo Stato permette di dedurre una prefissata percentuale di costi, anche se non sono stati effettivamente sostenuti. Si tratta del coefficiente di redditività, la percentuale di
reddito tassabile, che dipende dalla tipologia lavorativa così come categorizzate dal Codice ATECO.

Il Codice ATECO e i limiti del regime forfettario

Il Codice ATECO è una combinazione alfanumerica che classifica le varie attività lavorative.

All’apertura della partita IVA si dovrà scegliere il codice ATECO della propria attività, e per coloro che decidono di aderire al regime forfettario questo dato sarà molto importante. Sempre in base al codice ATECO viene definito anche il limite di reddito annuo da rispettare nel del regime forfettario. Questo regime agevolato infatti non può essere scelto e mantenuto da tutti, ma per poterne usufruire bisogna rispettare un limite di reddito annuale
diverso per ogni attività lavorativa.

Un esempio pratico del regime forfettario: il caso di un grafico / web designer

Ad esempio, per un grafico pubblicitario il coefficiente di redditività è del 78%, quindi vengono calcolate delle deduzioni pari al 22% del reddito lordo, e il limite annuo di reddito da non superare è di 30.000€. Ma quanto spende un grafico pubblicitario di tasse nel suo secondo anno di attività? Una piccola considerazione prima del calcolo: in Italia vige il principio storico per le tasse, cioè non si paga per l’anno in corso ma per l’anno precedente a quello della dichiarazione dei redditi. In più ogni anno si concede allo Stato un anticipo sulle tasse di pari importo alle tasse che si stanno pagando per l’anno precedente, che saranno poi integrate nelle successiva dichiarazione. E non è finita: in
Italia sono obbligatori i contributi previdenziali, che un libero professionista deve versare alla cassa di riferimento mentre per la ditta individuale sono da versare alla Gestione INPS artigiani e commercianti.

Nel caso del nostro grafico la cassa previdenziale è la Gestione Separata INPS che ha un’aliquota d’imposta del 25,72% sul reddito netto (anno 2018). Questa spesa è deducibile dal reddito per il calcolo dell’imposta. Quindi nel secondo anno di attività un grafico pagherà:

  • Reddito Lordo 12.000€
  • Coefficiente di redditività del 78%= 9.360€
  • Gestione separata INPS= 1.604,90 + Acconto III anno
  • Reddito-INPS= 6.471€
  • Imposta sostitutiva al 5%= 312+312 €
  • Totale da pagare 3.513 € + acconto INPS terzo anno

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